MAYA TRA PROFEZIE E MISTERI: una scusa per conoscerli meglio. – Foto inedite
Da un po’ di tempo sembra quasi che il mondo intero sia stato colpito da una delle più grandi febbri mediatiche di tutti i tempi. Ciascuno parla di profezie, di eventi che, guarda caso quest’anno, dovrebbero realizzarsi. Nessuno, però, sa cosa effettivamente bisogna aspettarsi.
Sulle ipotetiche catastrofi da “fine del mondo” ne abbiamo già sentito abbastanza: forse qualcuno di voi ricorderà la lunga serie di produzioni documentaristiche e cinematografiche legate a questo particolare “evento”: da “The Day After Tomorrow” (2004) a “2012” (2009), tutto è stato sempre visto da una prospettiva catastrofica e distruttiva del presagio Maya.
Ma chi sono i Maya e soprattutto, in cosa consiste realmente la famigerata profezia?
Credo che quelli di Mirabilandia siano molto più preparati di noi, quando c’è da parlare di Maya. Eppure, ce li siamo sempre ritrovati nei vecchi libri di storia impolverati, nei documentari- passatempo che in prima serata si ostinavano ad inseguire inspiegabili perché di una civiltà ormai scomparsa tra le nebbie del passato. E intanto, oggi, questi Maya fanno più rumore che mai.
Le magnifiche immagini di Marco Picistrelli permettono di spostarci, come hanno sempre fatto, in questi luoghi senza tempo che parecchio affascinano e un po’ spaventano; luoghi che ci permettono di rivivere un’epoca che non è più la nostra e che, al tempo stesso, sappiamo appartenerci.
Eccellente nell’astronomia e nell’architettura al pari di quella egizia, la civiltà Maya occupava la zona del Centro America che si estende attualmente dal sud della Penisola dello Yucatán fino all’ Honduras e El Salvador. Gli archeologi dividono questa vasta area in due regioni: una a sud denominata “terre alte”, costituite dal sistema montuoso presente sul territorio guatemalteco e una regione a nord o “terre basse”, che comprende la foresta tropicale del Guatemala e Belize del nord e le zone più aride della penisola dello Yucatán.
Quando si parla di Maya oggi, si pensa subito alla profezia legata al 21-12-2012; ma non si fa riferimento ad una teoria precisa.
Del 2012 si parla in particolare nel cosiddetto Monumento Sei, una pietra trovata nel Messico meridionale (Tortuguero) durante i lavori di costruzione di un’autostrada. Nella pietra, rovinata a causa degli stessi lavori, si fa riferimento al dio Bolon Yokte, legato a miti della guerra e della creazione. Secondo l’archeologo Guillermo Bernal, l’iscrizione indicherebbe che nel 2012 Bolon Yokte “scenderà dal cielo”.
Il calendario Maya è diviso in periodi di 394 anni, detti Baktun. Secondo tale calendario, quest’ anno, il 2012 è un anno simbolicamente molto importante poiché indicherebbe il termine della Quinta Età dell’ Oro. Inoltre, il 21 dicembre 2012 terminerà il tredicesimo di questi periodi. Il 13 è un numero importante per i Maya, ma non è assolutamente scritto da nessuna parte che il mondo debba finire o che debba succedere qualcosa di negativo.
Seguendo altre teorie, i ricercatori Maurice Cotterell e Adrian Gilbert ipotizzarono che la scomparsa dell’ intera civiltà Maya fosse dovuta ad un’inversione del campo magnetico terrestre, causato da uno spostamento dell’asse del pianeta. Tale spostamento cambierebbe il clima in ogni luogo. Questo causerebbe disastri ovunque e, secondo lo storico Velikovsky, la fine del pianeta Terra. Ma è davvero così?
In realtà no, senza considerare la più ovvia probabilità che la civiltà Maya sia stata spazzata via subito dopo la conquista e la colonizzazione spagnola.
Non c’è alcuna evidenza che il magnetismo dei poli si debba invertire proprio nel 2012, anche perché se il fenomeno fosse in atto non sarebbe di certo improvviso ma richiederebbe migliaia di anni per verificarsi.
Il mondo per i Maya ha un inizio che non può essere calcolato. Da varie fonti possono attingersi le più svariate versioni; ma la data più diffusa sarebbe quella risalente al 3114 a. C., in riferimento al nostro calendario. La fine di un ciclo del calendario era infatti vista dal popolo Maya semplicemente come occasione di grandi celebrazioni per festeggiare l’ingresso nella nuova epoca.
Un’altra teoria è quella dell’allineamento della Terra rispetto al Sole e al centro della Galassia. Sull’argomento l’astronomo Phil Plait è piuttosto chiaro:
“l’allineamento non avverrà esattamente nel 2012, e in ogni caso è evidente che non esiste nessun motivo scientifico per supporre che questo debba avere un qualche effetto sulla Terra.”
Inoltre, il calendario Maya non è allineato con i nostro calendario Gregoriano, introdotto nel 1582 da papa Gregorio XIII. Secondo tale calendario, infatti, l’inizio corrisponde all’ Anno Zero, data della nascita di Cristo, teorizzata verso il 527 d.C. da Dionigi Il Piccolo. Per cui l’ Apocalisse sarebbe dovuta accadere un po’ di tempo fa.
Ma c’è di più, se si considera che gli attuali discendenti dei Maya non hanno mai sentito parlare di tali profezie apocalittiche! In realtà i problemi da affrontare da parte loro sono molto più “pratici”; anche perché la sola tragica previsione per ora è quella di un lunghissimo periodo di siccità nel loro territorio.
Insomma, cosa accadrà realmente il 21 dicembre di questo anno, lasciamolo pure alla fantasia forse troppo azzardata degli universi mediatici.
Tuttavia, questo chiassoso battibecco sulla probabile fine o su un nuovo inizio non ha fatto che attirare l’attenzione sugli splendidi monumenti di Chichén Itzá, di Cobà e Tulum; dove l’incanto e il mistero si rincorrono nei labirinti del tempo.
Ora come ora le antiche città messicane si caricano di quell’aura di magico che pietra dopo pietra, ha visto il passaggio di varie epoche e civiltà.
Le mitiche prospettive dei complessi archeologici perfettamente conservati, nonostante gli anni, ci invitano ad una più attenta riflessione su quello che effettivamente erano i Maya, con il loro senso del sacro che noi “gente moderna” poco comprendiamo.
Questo è quel che ci resta di una civiltà scomparsa, forse troppo prematuramente, che oggi ritorna a vivere nel suo operato, in quel sole che scalfisce i solchi tra le rovine di un popolo che, diciamolo, era davvero la fine del mondo.
S i l v i a R u s s o
“…ancora una volta un lavoro eccezionale e di grande interesse prodotto “a quattro mani” da Silvia Russo e Marco Picistrelli, coppia inesauribile e già consolidata…che tutti stanno cominciando ad amare!”.
(Giorgio Criscuolo)
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