Sami/Lapponi – Gli Indiani d’Europa – Foto inedite

Un altro entusiasmante “racconto fotografico” del nostro fotoreporter Marco Picistrelli stavolta ci porta nell’ estremo Nord dell’ Europa, alla scoperta di un’interessante civiltà.

Chi pensa che i popoli indigeni siano tutti extra-europei, si sbaglia.
Esiste infatti, come in tutte le cose, un’eccezione: si tratta dei Sami (in Italia meglio noti come Lapponi), che vivono divisi in 4 stati contigui dell’estremo nord europeo (Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia) e sono oggi circa 50.000.
L’isolamento geografico e la loro cultura tribale limitano il contatto con le altre minoranze europee, favorendo invece i rapporti con gli altri popoli artici ed indigeni in generale. Ma chi sono questi Sami?
Popolo fondamentalmente nomade, i Sami abitano la tundra artica, dove vivono in maniera quasi simbiotica con la renna. Oggi però solo il 10% si dedica all’allevamento di questo animale, che resta comunque il perno della loro cultura e della loro economia.

Le origini della loro storia sono tanto lontane quanto affascinanti. Sembra, infatti, che gli antenati dei Sami siano originari della regione dei laghi Ladoga e Onega, nella Russia nordoccidentale. Qui si sarebbero insediati già attorno al 500 a.C. Dopodiché, la successiva invasione di popoli provenienti dalle regioni uraliche, li costrinse ad emigrare ad ovest, nella regione scandinava. Fino all’ XI sec. i Sami vissero tranquillamente di caccia, pesca e raccolta; almeno fino a quando le invasioni vichinghe non li spinsero a fuggire verso l’estremo nord.
Con la colonizzazione scandinava, questo popolo si vide nuovamente in pericolo. La nuova era portò con sè strade, ferrovie e nuovi villaggi che mutarono profondamente l’economia lappone. Ma non è tutto.

Carattere curioso di questa civiltà è la sua lingua; la quale, infatti, appartiene al ceppo ugro-finnico ed è da tempo oggetto di complesse dispute glottologiche.
Dopo la colonizzazione scandinava, di chiara ispirazione cristiana, ebbe inizio una dura repressione della lingua.
Uomini di chiesa continuarono ad affermare anche in modo un po’ troppo superstizioso, che il lappone sia la lingua del diavolo. Tesi irrisoria e smentita proprio dal fatto che proprio a dei missionari è dovuta la codificazione di una lingua finora tramandata oralmente, come quella dei Lapponi.
All’inizio del 1800 la Bibbia venne tradotta in sami, ma è solo agli inizi del nostro secolo che venne fissato uno standard ortografico, per cui tale lingua fu divisa in 3 dialetti e 13 sotto-dialetti. Pace fatta? Macché!
Le difficoltà rimangono: dal 1888 alla Seconda Guerra Mondiale, per esempio, ai Sami della Norvegia fu addirittura proibito usare la propria lingua!
Bisognerà aspettare il 1948 per la nascita della prima organizzazione lappone, l’Associazione Norvegese degli Allevatori di Renne (NRL), e il 1956 per il Consiglio Sami. Tuttavia la nascita di queste nuove organizzazioni non fu esente da problemi di varia natura: dalla repressione dello sciamanesimo a quello, ancora una volta, della lingua, la quale rimase, per lungo tempo, sconosciuta a molti Sami.
Nel 1973 la nascita dell’Istituto Lappone Nordico costituì un momento decisivo per la minoranza nordeuropea. L’istituto ebbe sede a Kautokeino (Norvegia) e fu promosso dal Consiglio Nordico, l’organismo di cooperazione fra gli stati scandinavi. Il suo obiettivo fu quello di costituire un punto di riferimento culturale, giuridico, politico per tutti i Sami.
Tra i vari disastri ambientali e anche un po’ per la paura di una nuova Chernobyl  che stava iniziando a dilagare negli anni ’90, il governo sovietico decise di spostare i propri siti nucleari da Semipalatinsk (Kazakistan) all’isola di Novaja Zemlja, che sorge nei pressi delle terre abitate dai Sami. Solo con il crollo dell’Unione Sovietica (1991) si riuscì a ristabilire il contatto fra i Sami della regione scandinava e quelli della penisola di Kola (Russia).
Dal 1995, Svezia e Finlandia appartengono all’Unione Europea.

Le classiche tende indie perse nei colori ovattati della tundra artica, sembrano quasi degli allestimenti di set cinematografici. Tutto il nomadismo di un popolo dalle “mille sfaccettature” ritrova la sua condizione d’essere nel passo ciondolante delle renne per le strade, nel timido sole che trafigge le nubi del freddo, nel terreno petroso d’un paesaggio che facilmente si confonde con un dipinto.

Credo che ci sia una lingua molto più efficace del Sami o del Lappone; una lingua che può mettere d’accordo tutti e che può essere compresa perfettamente da ognuno. E’ il linguaggio delle immagini, dei colori che ogni civiltà rappresenta ed incarna nella sua più profonda identità; che sia autoctona, nomade o stabile,  questa è la civiltà degli Indiani d’ Europa: ai confini del tempo, sugli specchi di ogni lago, nel silenzio del tutto.

 

S i l v i a   R u s s o

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